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Truffe agli anziani, ancora arresti

La base operativa del gruppo era in provincia di Milano dove i truffatori imbastivano le attività.

'ndrangheta

Truffe agli anziani, ancora arresti

Truffe agli anziani, ancora arresti

MILANO – I militari del Comando Provinciale di Milano sono impegnati dalle prime ore dell’alba di oggi nell’esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 5 italiani, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata a persone anziane. Gli arresti coinvolgono le province di Milano, Parma e Salerno.

Le indagini

L’attività rientra tra le iniziative intraprese dal Comando Provinciale di Milano nel 2015, per far fronte a un consistente aumento delle truffe ai danni di anziani, per la cui commissione spesso i malfattori ricorrevano alla figura del “finto carabiniere”. Quell’anno veniva quindi istituita nell’ambito del Nucleo Investigativo una task force, con lo scopo di operare un’approfondita analisi del fenomeno a livello regionale.

Il bilancio

Un lavoro intenso per i carabinieri che si è concluso con l’operazione Condorn che lo scorso 8 novembre ha portato all’esecuzione di 51 misure cautelari emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea. Gli arresti di questa mattina si inseriscono nella seconda parte dell’operazione, uno sviluppo che ha messo in luce, grazie al lavoro della squadra antitruffe del Nucleo investigativo, 23 episodi di truffa (di cui 18 consumate/tentate a Milano e 5 a Torino) per un controvalore approssimativo di oltre 260mila euro. La base operativa del gruppo era in provincia di Milano dove i truffatori imbastivano le attività. Dopo aver portato via soldi e gioielli ad anziane ignare del raggiro, collane e monili venivano poi portati a Napoli, grazie a una rete di collaboratori e ricettatori.

L’organizzazione malavitosa

All’interno del gruppo ognuno aveva il suo ruolo: il capo dell’organizzazione, che reclutava i telefonisti, istruendoli sulle modalità operative, portando ogni settimana i preziosi provento dei delitti di truffa a Napoli per monetizzarli; due telefonisti che contattavano le vittime fingendosi un avvocato o un appartenente alle forze dell’ordine, riferendo che un parente stretto della vittima si trovava in stato di fermo perché coinvolto in un incidente stradale, spiegando che era necessario il pagamento di una somma di denaro in contanti o la consegna di gioielli per la sua liberazione; due operativi che si recavano nelle abitazioni delle vittime, in accordo con il telefonista, presentandosi come persone inviate dal legale o dal maresciallo, e prelevando materialmente il denaro e i gioielli; un tesoriere (indagato in stato di libertà e che risponde solo di associazione per delinquere) che custodiva i profitti dell’attività delittuosa presso la propria abitazione, da dove partivano spesso le chiamate ai truffati.

I provvedimenti

L’indagine si è avvalsa anche delle dichiarazioni rese da un ulteriore indagato, a suo tempo arrestato dal Nucleo Investigativo di Milano per altri reati connessi. I provvedimenti di custodia in carcere sono stati eseguiti nei confronti di un soggetto libero, due persone già detenute nel carcere di Parma ed Eboli, un soggetto sorvegliato speciale e gravato dall’obbligo di firma e una persona affidata in prova ai servizi sociali. Nell’ultimo triennio la Procura di Milano, coordinando le indagini dei carabinieri, ha ottenuto 14 provvedimenti cautelari che hanno riguardato 25 persone, perseguendo i responsabili di 129 delitti di questa tipologia.

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