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Stalker reintegrato, il Comune spiega le motivazioni

Fatti che risalgono al 2009. Un procedimento iniziato solo nel 2014, a seguito della sentenza di condanna da parte del Tribunale di Milano.

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Stalker reintegrato, il Comune spiega le motivazioni.

Stalker reintegrato, il Comune spiega le motivazioni

BUCCINASCO – I vizi formali nel procedimento avevano già convinto il Comune a reintegrare il dipendente licenziato a gennaio, dopo la condanna in sede penale per i comportamenti persecutori messi in atto nei confronti della sua sottoposta.

A gennaio il licenziamento

Fatti che risalgono al 2009, ma l’Amministrazione di allora non fece nulla per contrastare e fermare il comportamento del dipendente. L’Amministrazione diede l’assenso per il trasferimento della vittima presso un altro Ente, ma non avviò alcun procedimento disciplinare nei confronti del persecutore. Un procedimento iniziato solo nel 2014, a seguito della sentenza di condanna da parte del Tribunale di Milano. A gennaio di quest’anno, il licenziamento. Ora, il reintegro.

Da licenziamento a sospensione per 6 mesi

“Restiamo convinti delle ragioni del licenziamento – spiega Grazia Campese, assessore alle Pari opportunità – e contestiamo integralmente le pretese del dipendente licenziato, ma vogliamo evitare un ulteriore e gravoso danno economico all’Ente e quindi a tutti i cittadini. Abbiamo quindi deciso di accettare la conversione del licenziamento in sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per 6 mesi con l’obbligo di un percorso rieducativo a sue spese”.

Le motivazioni

Secondo l’avvocato del Comune, infatti, la soluzione migliore e meno onerosa per le casse del Comune era una via transattiva: il procedimento disciplinare era affetto da “vizi insanabili”. Una battaglia persa che avrebbe portato, secondo il parere legale, oltre al reintegro, un maxi risarcimento a spese del Comune per il dipendente licenziato. “Riteniamo – prosegue l’assessora Campese – che la parte lesa abbia diritto a un riconoscimento della sofferenza patita anche da parte di questa Amministrazione.

Percorso rieducativo

Per il riconoscimento e il rispetto, seppure tardivo, della sua dignità e per prevenire il ripetersi di condotte violente nei confronti di altre donne con cui il dipendente condannato dovrà continuare a confrontarsi sul luogo di lavoro e non solo, la transazione prevede per lo stesso l’obbligo di intraprendere un percorso rieducativo, a sue spese, presso un’associazione individuata dal nostro Comune: un percorso finalizzato al riconoscimento e alla elaborazione delle proprie responsabilità”. “Questa Amministrazione – conclude Grazia Campese – continuerà a condannare le molestie e la violenza sulle donne attuando politiche attive. Noi tutti possiamo impegnarci da subito, a superare pregiudizi e stereotipi di genere nell’ambito sociale e lavorativo come in quello privato, per il pieno rispetto delle differenze e della libertà delle donne”.

Francesca Grillo

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