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Silenzio e lacrime a Buccinasco: Ciao Dano

C’era il bianco nell’ultimo saluto a Daniele Della Calce. Le pareti bianche della chiesa di Romano Banco, grande, ma troppo piccola per accogliere un migliaio di persone venute a salutare Daniele.

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Silenzio e lacrime a Buccinasco: Ciao Dano.

Silenzio e lacrime a Buccinasco: Ciao Dano

BUCCINASCO – C’era il bianco ad avvolgere tutto. E il silenzio. Come quando scende la neve, che tutto è ovattato e non si sente nulla. Un silenzio irreale, rotto dai singhiozzi. Quelli che proprio non si riusciva a trattenere, che salivano sopra la gola fino a farla bruciare. C’era il bianco nell’ultimo saluto a Daniele Della Calce. Le pareti bianche della chiesa di Romano Banco, grande, ma troppo piccola per accogliere un migliaio di persone venute a salutare Daniele.

Il bianco…

Sono dovute rimanere fuori, ad aspettarlo dopo la cerimonia. Il bianco dei fazzoletti, tirati fuori di fretta, subito ricacciati in tasca, come a non farli vedere, per farsi forza. E dall’alto sembravano fiocchi di neve in chiesa. Il bianco delle rose, sopra la bara marrone chiaro. Le gerbere gialle, ma soprattutto le rose bianche. Sopra, gli amici gli hanno piegato una maglia dell’Inter. Il bianco della scritta, in mezzo ai colori nero e blu. Bianco, come la neve. Quella del canto che ha intonato il coro quando la cassa ha percorso la navata centrale. La neve, che è l’ultima cosa che ha visto Daniele prima di morire sullo snowboard su quelle maledette montagne di Domodossola, affacciate sulla Svizzera.

Tutti hanno voluto salutarlo

Daniele lo conoscevano tutti, ma anche chi non lo conosceva è venuto oggi pomeriggio a salutarlo, ad accarezzare la bara, infilata nella lunga macchina scura, che stonava, in tutto quel bianco. “Un bravo ragazzo, un bravo ragazzo”, ripetevano gli anziani come un mantra, sentendosi un po’ in colpa per quella vita finita così presto. “Andava a scuola con mio nipote, non si può morire a 27 anni”, sussurravano piano, per non farsi sentire da mamma Paola, che è salita in fretta in macchina, per stare vicina a Daniele. A papà Giorgio, stretto nel suo giubbotto scuro, con gli occhiali appannati che gli scivolavano sul naso. Alla nonna Mary, a Giulia. Al fratello Alessandro, più piccolo di sei anni, che ha raccolto tutta la forza di questo mondo per salire sull’altare e dedicare due parole a Daniele. Lo strazio.

Il saluto del fratello Alessandro

“Le ultime parole che ti ho detto sono state: vado a lavorare, ci vediamo domani. Sei stato più di un fratello, sei stata la mia guida. Eri così contento del nuovo lavoro, era un momento felice. Eri felice”. Quel nuovo lavoro, nel settore delle bici che Daniele amava.

Il suo “nuovo capo” e la maestra di Dano

“Mi ricordo la gioia, quando ti ho visto firmare il contratto – raccontava il datore di lavoro – eri già parte della nostra famiglia, perché ti sei fatto amare subito da tutti. Pedala, pedala veloce Daniele”. E poi la maestra di scuola, che non ce l’ha fatta a trattenere le lacrime e dall’altare le si è spezzata la voce quando ha visto i suoi piccoli alunni tutti davanti a lei, tutti come Daniele, con la barba lunga e curata, ragazzi troppo adulti per essere ventenni, troppo piccoli per essere trentenni.

“Vedervi qui, stretti al vostro amico, è un’emozione troppo grande e un dolore immenso. Vi voglio dire una cosa, ragazzi, bambini miei, vi voglio dire che ora le vostre strade saranno faticose, perché crescerete senza Daniele, ma deve essere il suo ricordo a darvi la forza. Raccontatelo, raccontate sempre il sorriso che aveva Daniele, portate in giro il suo ricordo, vivetelo sempre. Abbiatene cura, abbiate cura di quel ricordo”.

Il prete ha stretto forte i genitori, gli ha detto che ha sentito i racconti su Daniele, che aveva quella scintilla che è così rara da trovare: a volte sembra impossibile. E invece Daniele quella scintilla ce l’aveva. La passione per il cinema e le serie tv, per la musica elettronica e i Daft Punk, che aveva trasmesso al fratellino e agli amici.

“Ho riletto una delle nostre vecchie conversazioni, parlavamo di Squadra antimafia e i Subsonica che per te erano troppo commerciali, ti ricordi Dano? Come dicevamo, “tanto facciamo gli spessi, ma poi…”. Quanto mi piaceva il tuo essere genuino. Ti ricordi quando ti dicevo che assomigliavi a a Dave Gahan versione anni Ottanta? Quanto mancherai Dano, ti abbiamo adorato con tutto il cuore”, ricordano ancora gli amici di una vita breve, piccola solo di misura, ma non di un’intensità che travolgeva. Ha avuto il tempo di dire poche parole, avrebbe meritato un tempo eterno quel sorriso.

Gli amici fuori dalla chiesa piangono. Non cercano più di nascondere le lacrime, di provare a trattenerle. Non fanno più finta che siano gocce di pioggia. Quel silenzio ovattato, come la neve, si rompe. Sono solo singhiozzi. E abbracci, e mani che si appoggiano sulle spalle del fratello Alessandro, che continua a dire “mi dispiace, mi dispiace”, soffocando i singhiozzi sulle spalle degli amici.

“Abbiamo comprato Fifa 18, non abbiamo fatto in tempo a giocarci – diceva Alessandro dall’altare –. Ma quella partita la facciamo. La facciamo. Ti ho lasciato lì il controller”. Si chiudono le portiere della macchina nera, Daniele corre via. Il silenzio si rompe, solo applausi. E una voce da dietro, rotta dal dolore: “Ciao Dano”.

Francesca Grillo

“Abbiamo incrociato le nostre vite per un po’ di anni, quasi per caso, per circostanze indirette. Ma forse nulla è per caso. Ti ho conosciuto e visto crescere negli anni dove la vita esplode, dopo i vent’anni. Abbiamo condiviso momenti belli e meno belli, sempre forse con un po’ di sano distacco dettato dall’essere un cugino acquisito maggiore. In te ho sempre apprezzato la purezza d’animo, così rara e preziosa da trovare. La semplicità di un rapporto non può celare un dono che solo pochi sanno regalare agli altri. Grazie, per quello che sei stato. Fatico a scrivere queste righe, mentre sto per correre a salutarti l’ultima volta, appena chiuso il giornale. Fatico come tanti ad accettare la cosa. Molti tuoi amici hanno citato il tuo sorriso che era speciale. Un sorriso specchio di questo tuo animo puro, che nella semplicità del quotidiano riscalda i cuori. Ti vorrei abbracciare, come forse mai ho avuto occasione di fare. Ciao Dano. Grazie”.

Andrea

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