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Sciopero operai Masotina : “Condizioni di lavoro inaccettabili”

"Lavoriamo in condizioni assurde, tutto il giorno a smistare immondizia, senza i kit di protezione adatti"

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Sciopero operai Masotina : “Condizioni di lavoro inaccettabili”

Sciopero operai Masotina : “Condizioni di lavoro inaccettabili”

CORSICO – Hanno bloccato i camion, quelli che arrivano alle porte dell’azienda Masotina di via Archimede carichi di immondizia.

Gli operai

“Una volta c’era solo carta, ora è praticamente tutta plastica”, dicono i lavoratori che ieri mattina hanno scioperato davanti alla sede dell’azienda. Quello che contestano gli operai non è tanto il salario, anche se “facciamo tutto questo, turni massacranti e mezz’ora di pausa al giorno, con le mani e la faccia sempre in mezzo all’immondizia per meno di 900 euro al mese”, raccontano.

Le rivendicazioni

Ma la vera emergenza è la sicurezza. “Guardi questi guanti, sono neri, e si riducono così dopo solo un giorno”, mostra uno dei lavoratori. Un altro va a prendere una mascherina, leggerissima, bianca all’origine ma annerita dal tempo. Un tempo breve: “Questa ci deve durare una settimana. Se ne chiediamo un’altra in sostituzione ci dicono che non ce ne sono e dobbiamo arrangiarci”. Qui i lavoratori della Masotina sono rimasti in pochi, una decina. La maggior parte sono sotto la cooperativa Meet Service che gestisce gli operai.

Le condizioni di lavoro

“Lavoriamo in condizioni assurde, tutto il giorno a smistare immondizia, senza i kit di protezione adatti”, lamentano gli operai che mostrano i video che testimoniano il lavoro che svolgono ogni giorno. In pratica, alla Masotina arrivano i camion carichi di rifiuti: carta, un tempo ma soprattutto plastica. I sacchi, così come sono raccolti, vengono aperti su nastri trasportatori che trasportano, sotto gli occhi e le mani degli operai, montagne di rifiuti da selezionare. I lavoratori mettono le mani in questa immondizia per individuare i rifiuti che non devono finire nei cassoni.

I pericoli

“Ci capita di tutto, anche le sacche mediche, quelle per le trasfusioni e le flebo: è pericoloso, qui tutti ci stiamo ammalando per questo lavoro e non veniamo considerati”, raccontano i lavoratori che hanno incrociato le braccia. Una cinquantina, su oltre 150 totali, la maggior parte stranieri, soprattutto ragazzi giovani del Nord Africa e qualche donna cinese. Sono loro gli operai che mettono le mani dentro i rifiuti, “con mascherine di tela leggera – precisa un impiegato –. Quando torno a casa quell’odore me lo sento ancora addosso, dentro le narici, nei polmoni. Mi sembra di morire”.

Francesca Grillo

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