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RiMaflow, due anni di servizi sociali per Massimo Lettieri. “Felici, ma giustizia non è fatta”

"Avendo tutti gli imputati patteggiato, non c’erano le condizioni per fare il processo da soli"

RiMaflow, due anni di servizi sociali per Massimo Lettieri. “Felici, ma giustizia non è fatta”.

RiMaflow, due anni di servizi sociali per Massimo Lettieri. “Felici, ma giustizia non è fatta”

TREZZANO SUL NAVIGLIO – “Massimo sarà liberato, ma giustizia non è fatta. RiMaflow vivrà, perché l’autogestione non si arresta”. Da Rimaflow sono contenti per Massimo, perché “a giorni tornerà in libertà, affidato ai servizi sociali”, ma non soddisfatti.

“Accusa infamante di associazione a delinquere”

“Giustizia non è fatta”, dicono i lavoratori e le lavoratrici che hanno da sempre sostenuto Massimo Lettieri, presidente della cooperativa accusato di traffico illecito di rifiuti. Dopo aver scontato parte della pena in carcere e agli arresti domiciliari, “sei mesi e mezzo di detenzione preventiva con l’accusa infamante di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti”, spiegano da RiMaflow.

“Non c’erano le condizioni per fare il processo da soli”

Lettieri, che aveva chiesto il patteggiamento come gli altri coinvolti, dovrà scontare due anni di affidamento ai servizi sociali. “Ma giustizia non è fatta, è invece prevalso il ricatto – dicono da RiMaflow –. Non è stato possibile infatti celebrare un giusto processo per dimostrare l’estraneità al reato associativo, accettando la condanna – come avremmo voluto – per i reati invece rivendicati, derivanti tutti di fatto dall’occupazione della fabbrica. Avendo tutti gli imputati patteggiato, non c’erano le condizioni per fare il processo da soli: anni di dibattimenti e costi legali impossibili da sostenere, con l’aggravante di non poter neppure beneficiare degli sconti di pena disposti dal pm”.

“No delinquenti, ma persone con grande coraggio e grandissima dignità”

“I poveri, anche quando hanno ragione, possono solo stare in galera”. E proseguono: “Massimo paga per scelte che tutti e tutte noi di RiMaflow abbiamo deciso insieme per dare un lavoro e un reddito a chi è stato licenziato. Tra noi non ci sono delinquenti, ma persone, come Massimo, con grande coraggio e grande, grandissima dignità. Nessuno si può permettere di dire il contrario, come dimostrano le migliaia di testimonianze di solidarietà raccolte in Italia e nel mondo. Questa è la verità che il tribunale non consente di dimostrare e che conferma che la legalità senza giustizia sociale è una parola totalmente vuota”.

Il progetto Rimaflow riparte

I lavoratori sono pronti a ricostruire Rimaflow 2, con il riavvio di tutte le attività produttive della cittadella dei mestieri. Con ogni probabilità entro la primavera la ex fabbrica dovrà spostarsi, poco più in là, ma con le stesse persone e gli stessi obiettivi. “Il modo migliore di reagire a questa situazione è quello di continuare a far vivere RiMaflow, con Massimo a lavorare da subito con noi. Il mutualismo e l’autogestione non si arrestano”.

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