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Quando il “caso stocco” non esisteva

L'ex Musipane è stato chiuso ieri colpito da interdittiva antimafia della prefettura di Milano.

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Quando il “caso stocco” non esisteva.

Quando il “caso stocco” non esisteva

CORSICO – Qualcuno diceva che il “caso stocco” non esisteva, che era un’invenzione di alcuni giornalisti, screditati sui social perché si erano “permessi” di porre l’attenzione sulla vicenda. Ma su quella storia si è continuato a indagare, a unire i pezzi del puzzle, a tracciare una linea che unisce i puntini protagonisti della vicenda.

Il bar Musipane e la Sagra dello stocco

Il bar panetteria Musipane, in via Montello, era finito nel vortice delle polemiche quando ha organizzato la Sagra dello stocco, a fine 2016, con il patrocinio del Comune di Corsico. Polemiche, perché anche se ufficialmente la proprietaria del locale era Elisabetta Perre, tutti sapevano che dietro al bancone a gestire le cose ci stava il marito, Vincenzo Musitano, collegato per legami di famiglia ai potenti Musitano della provincia di Reggio Calabria. Lui è quasi incensurato, un piccolo precedente vecchio di trent’anni, ma a pesare sulla chiusura del bar sono stati proprio i collegamenti con i mafiosi.

Il locale è stato chiuso ieri dopo interdittiva antimafia

Lo dice la Prefettura di Milano che ha inviato un’interdittiva antimafia al locale che da meno di due mesi era passato formalmente (le pratiche erano iniziate però nel 2017) al genero, Antonio Barbaro sposato con la figlia di Musitano Elisa, entrambi di Vermezzo. Si chiamava Panpepato, ma poco era cambiato nel bar panetteria che vendeva anche prodotti calabresi (come lo stocco di Mammola, appunto). Gli accertamenti del Nucleo Informativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Milano hanno approfondito i legami di parentela di Barbaro (del ramo dei pillaru) con esponenti della ‘ndrangheta e i collegamenti diretti con il Musipane, coinvolto nella vicenda della Sagra dello stocco che era finita davanti alla commissione parlamentare antimafia (e si aspettano gli esiti di quella che per sei mesi ha lavorato all’interno del Comune). Il nome del locale è comparso anche nelle carte dell’ultima inchiesta della Dda di Reggio Calabria e del Ros: secondo gli inquirenti, il gruppo criminale che organizzava traffici internazionali di droga utilizzava il bar panetteria come punto di incontro.

Francesca Grillo

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