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Porno per bambini, minacce di morte all’artista e polemiche

Ecco cosa c'è dietro alla mostra che, nel frattempo, è stata annullata.

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Porno per bambini, minacce di morte all’artista. Ecco cosa c’è dietro alla mostra contestata.

Porno per bambini, minacce di morte all’artista. Ecco cosa c’è dietro alla mostra contestata

MILANO – Una mostra che ha diviso i pareri, ma non solo. L’indignazione per l’esposizione dei disegni di Porno per bambini è andata oltre, arrivando a minacce di morte e contestazioni che hanno convinto gli organizzatori a cancellare la mostra.

E’ il nome dell’artista

Molte cose sono state dette, alcune errate, altre fraintese. Ma cosa c’è di vero dietro l’esposizione che era in programma per il 13 dicembre alla Galleria Lampo Santeria Social Club di viale Toscana? Anzitutto che Porno per bambini non è il titolo della mostra ma il nome dell’artista (anche lui minacciato di morte, insieme a Santeria Social Club: parole che hanno convinto l’autore e il gruppo a cancellarsi da Facebook, almeno per il momento). I disegni lasciano sicuramente poco spazio all’immaginazione (ma qualcuno ha fatto un confronto con l’arte erotica di Pompei, per esempio), tuttavia non si tratta di pornografia e tantomeno di pedopornografia.

L’artista: “I bambini non c’entrano nulla”

Sono disegni di come l’autore percepiva e immaginava il sesso quando era un bambino. A dieci anni, ha raccontato l’artista (ora 30enne), ha iniziato, un po’ come tutti i bambini, a farsi domande sul sesso e a realizzare dei disegni su come lo immaginava. Secondo l’artista, le persone che lo hanno minacciato non sono andate oltre la scritta della locandina e hanno pensato che i quadretti fossero rivolti al mondo dei piccoli. Ovviamente non è così, ha spiegato, ma si tratta di disegni ironici, sarcastici che usano la pornografia come metafora. “I bambini non c’entrano nulla”, ha dichiarato.

Polemiche anche in Consiglio comunale

Ma le spiegazioni non sono bastate e la rivolta è scoppiata. “Una legittimazione della pedopornografia”, ha detto Carlo Fidanza di Fratelli d’Italia a cui si aggiungono le parole del capogruppo regionale Franco Lucente: “Il Comune di Milano dovrebbe sapere cosa viene organizzato in quello che sullo stesso sito ufficiale di Palazzo Marino viene chiamato “grande centro culturale per la città” e che gode di una concessione comunale. Parlo del Santeria Social Club, dove era stata organizzata una mostra dal nome eloquente “Porno per Bambini”, dal nome dell’artista. I quadri, se così li possiamo chiamare, non lasciano niente all’immaginazione: che vengano esposti in un immobile pubblico dove, a detta del Comune, viene fatto “recupero e riqualificazione” mi sembra veramente fuori luogo.

Mostra annullata

Poco fa la mostra è stata annullata e di questo ci rallegriamo, ma rimane il dubbio di come Palazzo Marino segua i locali che dà in concessione. Abbiamo già dovuto assistere qualche anno fa ai corsi di sadomaso alla Casa dei Diritti, cos’altro dobbiamo aspettarci dalla illuminata Giunta di centrosinistra?”.

Solidarietà all’artista e a Santeria

Ma la risposta arriva da centinaia di persone che hanno mostrato solidarietà all’artista e a Santeria, come l’officina culturale Macao: “Apprendiamo con sconcerto la cancellazione della mostra a causa delle troppe minacce ricevute in questi giorni. L’organizzazione è stata al centro di violente polemiche bipartisan, pure dentro il consiglio comunale. Anche se ci pare inopportuno cancellare una mostra di disegni, siamo vicini a Santeria e comprendiamo le difficoltà che ci sono nell’essere catapultati in mezzo a tale violenza”.

Un’esposizione non adatta ai bambini

Insomma, la polemica si è accesa (anche a sinistra) ma per chi difende l’artista e la scelta di organizzare la mostra “i contestatori si sono fermati al nome e non alla spiegazione. Era chiaramente – e specificato – un’esposizione non adatta ai bambini. Bastava non fermarsi al nome ma indagare in modo più approfondito, senza tornare alla ghigliottina della censura di secoli fa. Basterebbe informarsi prima di dare il via a una campagna di violenza”.

Francesca Grillo

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