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Mensa negata ai figli dei morosi: il Consiglio di Stato respinge il ricorso

Continuano le polemiche. Bloccati i mezzi aziendali di un genitore moroso.

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Mensa negata ai figli dei morosi: il Consiglio di Stato respinge il ricorso.

Mensa negata ai figli dei morosi: il Consiglio di Stato respinge il ricorso

CORSICO – Niente da fare per il Coordinamento dei Genitori Democratici della Lombardia che ha iniziato la battaglia in tribunale per vedere riconosciuti i diritti dei bambini a cui il Comune ha deciso di togliere il pasto a scuola, se non in regola con il pagamento della refezione.

Il ricorso e la bocciatura del Tar

Una scelta che aveva indignato e sollevato aspre polemiche, con manifestazioni e proteste, ma il sindaco di centro destra Filippo Errante non ha desistito: nessun passo indietro, tolleranza zero per chi non paga. Anche a costo di non far pranzare i bambini a mensa. Il Coordinamento si era rivolto ai giudici ma il Tar aveva respinto il ricorso.

Ricorso respinto zanche dal Consiglio di Stato

Ora la notizia (arrivata ieri in mattinata ma diffusa nel tardo pomeriggio) che anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dai genitori che chiedevano l’annullamento della delibera per consentire ai bambini di pranzare a scuola con i compagni. “Che i bambini non paghino le colpe dei genitori”, hanno sempre sostenuto i componenti del Coordinamento.

La posizione del sindaco

“La mia decisione – evidenzia il sindaco Filippo Errante – era di equità sociale e di pieno rispetto dei diritti dei cittadini, che però hanno anche dei doveri. Era in continua crescita il numero di famiglie che non pagava perché emulava altri, forse troppo sicuri che nessuno avrebbe verificato e chiesto quindi il dovuto. Così da un debito superiore al 12% si è passati a una media del 4%. Dire che il provvedimento era ingiusto, quando abbiamo attivato sia misure straordinarie di politiche sociali sia rateizzazioni a lunghissimo termine, è inaccettabile. E anche la giustizia amministrativa non ha riscontrato azioni illegittime”.

“Che bisogno c’è di togliere il piatto ai bambini?”

Un’azione che tuttavia ha sollevato ulteriori polemiche: “Se si possono mettere in campo azioni di riscossione e pagamento, anche in modo rateizzato, che bisogno c’è di togliere il piatto ai bambini?”. Ma il sindaco ha proseguito con il diktat: niente piatto caldo a chi non paga. Ora il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato dai genitori, non entrando nel merito specifico, ma spiegando (seguendo un po’ la stessa linea del Tar) che gli appellanti non risultavano “portatrici di un proprio, concreto e attuale interesse legittimo”.

Un problema di rappresentanza

In pratica, all’interno del Coordinamento non c’erano genitori direttamente interessati e colpiti dalla delibera. In più, “quand’anche i genitori morosi vi fossero associati, la domanda di annullamento da essa proposta configurerebbe una violazione della regola della sostituzione processuale di cui all’art. 81 Cod. proc. civ., poiché l’associazione finirebbe per avere un diritto di azione a tutela di una situazione soggettiva altrui fuori dai casi previsti dalla legge, e, in un’ultima analisi, senza che l’effettivo titolare abbia espresso la volontà che i suoi interessi siano da terzi rappresentati, con conseguenze che potrebbero rilevarsi anche dannose. L’associazione non ha offerto prova di avere una struttura organizzativa in grado di svolgere con continuità e in maniera realmente rappresentativa l’azione di promozione degli interessi degli associati, non avendo depositato in giudizio la lista degli iscritti, ed essendosi solo limitata ad affermare di aver, nel ricorso in primo grado, indicato il numero degli iscritti dell’associazione lombarda e di quella nazionale”, si legge sul documento. Insomma, niente da fare: ricorso respinto, anche se il Consiglio di Stato non è entrato nel merito della determina stessa, ma ha messo in evidenza il ruolo dei ricorrenti nella vicenda.

Bloccati i veicoli aziendali di un genitore moroso

Proseguono comunque le polemiche e la battaglia di chi non ci sta a far pagare ai bambini le responsabilità dei genitori, soprattutto perché “è notizia di pochi giorni fa che a un genitore moroso sono stati bloccati i veicoli aziendali, gli uffici hanno anche diffuso il debito e il metodo di rateizzazione scelto dal genitore, cosa che ci sembra scorretta in quanto certi dati non dovrebbero venir fuori, tantomeno dagli uffici comunali – hanno sollevato il caso i cittadini attivi del gruppo Nessun Dorma –. Ma questo ci fa capire una cosa: è possibile riscuotere i debiti dovuti anche senza discriminare i bambini. Eppure, il Comune decide di togliere comunque il pasto ai bambini”.

Francesca Grillo

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