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Il passeggino non si chiude: mamma straniera costretta a scendere dal bus

“E' il regolamento”. Ah sì? E se fosse stata sua figlia? Se fosse stata sua moglie?"

costretta a scendere dal bus

Il passeggino non si chiude: mamma straniera costretta a scendere dal bus.

Il passeggino non si chiude: mamma straniera costretta a scendere dal bus

MILANO – La denuncia è arrivata dalla giornalista Chiara Ronzani che ha pubblicato sui social il racconto di un episodio che l’ha lasciata senza parole.

Sulla Linea 90

La giovane racconta la vicenda accaduta ieri mattina, mentre era a bordo del filobus della linea 90, verso le 11 del mattino. “Sento l’autista che urla all’interfono: il passeggino deve essere chiuso, lo dice il regolamento, chiudi subito quel passeggino se vuoi salire”. L’autista urla a una donna “con la pelle più scura della mia”, racconta la giornalista, e al suo bambino, legato al passeggino. “La donna sale, i gradini sono alti, nessuno l’aiuta, tutti la guardano. Commento ad alta voce che si potrebbe essere più gentili con una donna che a fatica carica un passeggino in un autobus vuoto, con gli scalini alti e scomodi”.

“State cacciando dall’autobus una donna con un bambino?”

L’autobus riparte e sembra tutto finito, ma alla fermata successiva un uomo, un passeggero, sta scaricando a terra il passeggino mentre altri parlano. “Mi precipito verso l’uscita. Cosa state facendo? State cacciando dall’autobus una donna con un bambino? Mi metto a urlare”, l’autista risponde che applica il regolamento. “Guardo la donna, è seduta su un sedile, il bambino in braccio. Il passeggero che ha scaricato il passeggino, da terra le dice: “Signora, scenda”. Le fa anche segno con le mani. Mi volto interrogativa verso gli altri passeggeri, per capire cosa stia succedendo. Una donna mi dice: “Il passeggino non si chiude”. Alzo la voce anche io: “E quindi state cacciando una donna con un bambino da un autobus vuoto?”.

“E se fosse stata sua figlia? Se fosse stata sua moglie?”

Mentre l’autista replica che il regolamento va rispettato, la donna scende. Gli rispondo che questa non è legalità, è cattiveria, che non si possono trattare in questo modo le persone in difficoltà, solo perché non si chiude un passeggino. Che il mezzo è vuoto e il passeggino non può dare alcun fastidio. Ma non c’è già più niente da fare, la donna è scesa, l’autista volta le spalle, chiude le porte, e riparte”. Chiara si mette a urlare, ma nessuno parla. Un uomo farfuglia qualcosa: “è il regolamento”. “Ah sì? E se fosse stata sua figlia? Se fosse stata sua moglie? Ha mai portato un passeggino su un autobus?”, risponde Chiara. Una ragazza le fa eco: “E se fosse stata sua figlia?”. Chiara è incredula, tutti in silenzio, “a bordo ci sono perlopiù persone anziane, oltre a qualche straniero. Hanno appena assistito a una scena “colpirne uno per educarne cento”. Chiara dice un’ultima cosa prima di scendere: “Se fosse capitato a me, che sono bionda e con gli occhi azzurri, per prima cosa l’autista mi avrebbe dato del lei e mi avrebbe chiamata Signora, e poi scommetto che una soluzione si sarebbe trovata, se il passeggino non si fosse chiuso. Vergogna”. “Scendo, tremo di rabbia e ho solo voglia di piangere. Ma non è nulla rispetto alla violenza che hanno subito una donna e il suo bambino”.

Il servizio di relazioni con il pubblico di ATM

Il servizio Atm ha contattato Chiara: “Il servizio di relazioni con il pubblico mi ha detto, come sapevo e come rilevato in molti commenti, che sui mezzi senza pianale i passeggini devono essere chiusi. Mi hanno anche detto che provvederanno a parlare con l’autista per capire se situazioni di questo tipo possano essere gestite in modo diverso. Il punto è proprio questo: altri autisti di Atm contattati da ci hanno detto che è possibile valutare volta per volta le circostanze e non è necessario costringere a scendere le persone che non possono applicare alla lettera le norme. Con l’aiuto di tutti si può evitare che il rispetto delle regole, pensate per salvaguardare le persone, diventi una clava che possa essere usata contro i più deboli. Basta usare un po’ di ragionevolezza”.

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