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Lettera intimidatoria al sindaco di Lacchiarella: Non fermiamo la lotta alla mafia

È stato David Gentili a esprimere “piena solidarietà e vicinanza al sindaco Violi.

Lettera intimidatoria

Lettera intimidatoria al sindaco di Lacchiarella: Non fermiamo la lotta alla mafia.

Lettera intimidatoria al sindaco di Lacchiarella: Non fermiamo la lotta alla mafia

LACCHIARELLA – Un paio di settimane fa c’era stato un incontro per parlare di legalità. Ne ha sempre parlato Antonella Violi, da quando quattro anni fa si è seduta sulla poltrona di sindaco. Accento calabrese, originaria di Oppido Mamertina, Reggio Calabria, ma da 30 anni nella provincia di Milano, Violi ha fatto della lotta all’illegalità, in ogni forma, un baluardo della sua Amministrazione. “Si vede che questo non piace a qualcuno”, ha commentato “arrabbiata, non preoccupata”, dopo la lettera minatoria che le è arrivata. Insulti, minacce, intimidazioni.

Le parole di David Gentili

“Per l’impegno che stiamo mettendo in ogni cosa che facciamo. Dai controlli sugli appalti, alla volontà di fare un’amministrazione trasparente, sempre al fianco degli amici di Avviso Pubblico”. È stato il coordinatore per l’area metropolitana di Milano, David Gentili, a esprimere “piena solidarietà e vicinanza al sindaco Violi. Siamo certi che, insieme, Amministrazione comunale e tutta la comunità di Lacchiarella continueranno a coltivare l’importante percorso intrapreso da tempo, al fianco della legalità e contro ogni tentativo di condizionamento da parte di soggetti quali l’autore o gli autori della lettera anonima.

Il tema delle minacce agli amministratori locali, e con esso il pericolo di inquinamento della democrazia, è diventato sempre più centrale anche nel Nord del nostro Paese. Lo dimostrano i numeri censiti nel corso di questi anni da Avviso Pubblico e le segnalazioni raccolte dalle commissioni antimafia locali e regionali, anche in Lombardia”.

Lacchiarella, così strategica e defilata come posizione

Le penetrazioni mafiose a Lacchiarella sono un ricordo vecchio di una decina d’anni, quando tra le carte dell’inchiesta Parco Sud spunta il nome della cittadina, neanche 9mila anime. La posizione strategica e defilata dalle roccaforti della ‘ndrangheta (Corsico e Buccinasco) aveva suscitato gli interessi delle cosche che al tempo vivevano di lavori pubblici e movimenti terra. E battezzavano appalti. Proprio su Lacchiarella (e Vigevano) aveva messo gli occhi la ‘ndrangheta: “ci prendiamo qualche appalto”, dicevano al telefono intercettati.

La lettera in mano alla Prefettura

“Ora la lettera è in mano al prefetto e alle forze dell’ordine: saranno loro a risolvere il caso”, commenta Violi. Un po’ come avevano fatto nel 2007, quando era stato recapitato all’allora sindaco Luigi Acerbi un sacchetto con una molotov con lo stoppino bagnato di benzina. La telefonata, anonima, dell’autore che ne rivendicava il gesto, aveva consentito ai carabinieri di incastrarlo: era un artigiano che non aveva gradito i controlli su un suo abuso edilizio.

Torna la preoccupazione in città, ma Violi non si arrende: “Non ci facciamo intimidire, non ci facciamo abbattere, non arretriamo di un passo. La lotta alla mafia e per la legalità non si fermerà per la lettera di un codardo. Non sono impaurita, sono solo arrabbiata”. E a volte ci vuole rabbia per andare avanti.

Francesca Grillo

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