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Droga, condanne pesanti per i Barbaro

Erano finiti in carcere a gennaio del 2018 dopo una complessa indagine partita nel 2013.

Droga, condanne pesanti per i Barbaro.

Droga, condanne pesanti per i Barbaro

BUCCINASCO – Durante l’operazione di gennaio 2018 della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Milano, era venuto fuori un giro che iniziava in Sud America, passava per il Sud Milano e finiva in Bulgaria.

Il gruppo

Un’organizzazione dove ognuno aveva il proprio ruolo, ma dove il vertice era Graziano Barbaro, leader temuto: “Se non fate come dico io vi metto sotto terra. Vedete dove siamo? I morti non dicono niente, non parlano, perché sono morti”, minacciava i suoi scagnozzi davanti al cimitero di Buccinasco. Nel gruppo di narcos c’era anche il cognato, Antonio, anche lui si chiama Barbaro di cognome, ma di un ramo diverso della potente famiglia. Sono imparentati: Antonio ha sposato la sorella di Graziano, Marianna, che spesso doveva intervenire per appianare gli screzi tra i due. Entrambi hanno legami di sangue con Rosario Barbaro, classe 1940, detto u Rosi, capo della locale di Platì. Entrambi portano il cognome pesante della famiglia che ha creato con i Papalia nel Sud Milano un feudo della ‘ndrangheta.

Cocaina all’ingrosso

Erano finiti in carcere a gennaio del 2018, quando le fiamme gialle avevano scoperchiato un giro d’affari da 45mila euro ogni chilo di cocaina messa sul mercato dei grossisti (all’epoca ne erano stati trovati otto chili). Un’indagine partita nel 2013, quando Graziano Barbaro si trova la vetrina del Baretto di via Mazzini a Corsico ricoperta di fori di proiettile sparati da una calibro 38.

L’organizzazione

Gli inquirenti iniziano indagini serrate e si trovano davanti un gruppo dove ognuno aveva il suo ruolo. Gianfranco Iiritano, di Corsico, “uno che fa la bella vita”, dicevano intercettati i sodali, assicurava protezione economica per le spese legali in caso di guai. C’era il tuttofare Alessandro Di Terlizzi Miracoli, titolare di un’agenzia di pompe funebri a Buccinasco. C’erano Vincenzo Romeo e Giampiero Catona: anche lui, Catona, sempre intercettato, sottolineava come fossero “viziosi, massaggi, capelli, vanno via così i soldi”. A completare la squadra, Massimiliano Mussa, che garantiva supporto logistico per i traffici e Saverio Pisano che si occupava invece di estenderli quei traffici, prendendo contatti con i feroci narcos del sudamerica e della Bulgaria.

Condannati in primo grado

Tutti in manette, tutti condannati in primo grado con rito abbreviato: 16 anni ad Antonio Barbaro, 11 anni e 6 mesi a Graziano Barbaro, 8 anni e 6 mesi per Gianfranco Iiritano, 17 anni per Vincenzo Romeo, 8 anni a Massimiliano Mussa, 4 anni e 20 giorni (più una multa da 18mila euro) per Alessandro Di Terlizzi Miracoli, 6 anni e 8 mesi per Giampietro Catona, e infine 16 anni e 8 mesi per Saverio Pisano e 3 anni e 4 mesi (più 14mila euro di multa) per Luca Aldrighi. Condanne pesanti per associazione finalizzata al traffico di droga per un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro.

Indagini complesse

“Le indagini sono state caratterizzate da un elevato grado di complessità per la caratura criminale dei coinvolti che per non essere scoperti usavano linguaggi criptici”, spiegavano gli inquirenti all’epoca degli arresti. Sì, perché il gruppo criminale aveva messaggi in codice, telefoni intestati a nomi inesistenti, macchine con targhe false o tedesche, punti di ritrovo compiacenti, lontani da chi non doveva vedere. Come l’autonoleggio a Milanofiori, Assago. Il Baretto di Graziano Barbaro, dove si riunivano i Papalia, i giovani Barbaro, i Trimboli. Negozi di tolettatura per cani, locali e bar a Corsico. Ma anche box a Cesano (in via Roma e in via Vespucci) dove custodire armi e la “scaglia”, come chiamava in codice la droga Graziano Barbaro che dava gli ordini ai suoi anche da Buccinasco, dove un tempo abitava, a Gudo Gambaredo.

Francesca Grillo

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