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Ecco come la camorra rubava i soldi agli anziani: le intercettazioni

A Napoli la base strategica. A Milano le truffe erano messe in atto.

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Ecco come la camorra rubava i soldi agli anziani: le intercettazioni.

Ecco come la camorra rubava i soldi agli anziani: le intercettazioni

MILANO – “Signora, io non voglio fare la parte del maresciallo cattivo, le voglio venire incontro. Suo figlio si è cacciato nei guai, mi sa proprio che avrà conseguenze anche sul lavoro, gli devo ritirare la patente. Facciamo così, se lei fa un bonifico, come suggerisce qui l’avvocato, arriva direttamente sui nostri terminali dei carabinieri, così mettiamo tutte le cose a posto”.

Convinte di essere chiamate dai carabinieri

Dall’altra parte del telefono, l’ennesima signora anziana truffata, convinta di essere chiamata dai carabinieri per un incidente causato dal figlio. Tutti italiani i destinatari della misura cautelare: 51 persone, di cui 13 in carcere, 24 ai domiciliari, 14 con l’obbligo di firma. Sottoposta a sequestro anche una gioielleria di Napoli, con valore stimato 5 milioni di euro, dove venivano ricettati i gioielli rubati agli anziani.

L’indagine ha riguardato complessivamente 82 indagati

Responsabili a vario titolo del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di persone anziane, con l’aggravante, per 14 di loro, di aver favorito il clan di camorra Contini, articolazione della potente Alleanza di Secondigliano che opera nei quartieri Vasto, Arenaccia, San Giovannello e Borgo Sant’Antonio Abate. L’attività nasce da un grosso impegno investigativo avviato nel febbraio del 2016 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, a fronte di un aumento esponenziale dei delitti relativi a truffe agli anziani. In tutti i casi registrati, il gruppo di criminali si spacciavano per carabinieri, per rendere più verosimile il tranello.

Un’articolata associazione criminosa

L’obiettivo dell’indagine condivisa con la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è stato quello di comprenderne a fondo organizzazione, meccanismi di funzionamento e referenti di una articolata associazione criminosa. Ad avviare gli accertamenti, la Procura Distrettuale partenopea che ha voluto approfondire una truffa in cui le vittime vengono circuite telefonicamente dagli indagati che, fingendosi assicuratore, avvocato o carabiniere (il telefonista), comunicano che un familiare ha provocato un grave incidente stradale e che, per consentirne il rilascio da una caserma dei carabinieri, è necessario consegnare denaro o altri valori, in seguito prelevati da un complice (l’operativo sul territorio) a casa delle vittime. Ognuno aveva il proprio ruolo, insomma, con funzioni, basi, modalità organizzative ed esecutive ben collaudate.

A Napoli la base strategica. A Milano le truffe erano messe in atto

Gli inquirenti hanno scoperto un filo che collega Milano, luogo dove venivano messe in atto le truffe, con i quartieri di Napoli dove è operativo il clan dei Contini. Il luogo di ritrovo, “il covo”, come lo chiamavano i criminali, era un pub di piazza Santa Maria della Fede, Napoli, dove si organizzavano le strategie per sfilare soldi ai pensionati. Collegate al clan camorristico dei Contini anche batterie che operavano in Spagna. Rischi bassissimi, guadagni spropositati: centinaia gli anziani raggirati e costretti a consegnare risparmi e gioielli nella convinzione di salvare il parente dalla galera. Fondamentale il contributo dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo e della Squadra Mobile di Genova che si sono occupati di specifici episodi di truffa. Centinaia i casi accertati, ma le indagini sono ancora in corso. Per questo i carabinieri invitano i cittadini che si riconoscono come vittime di questo tipo di truffa  a denunciare alle forze dell’ordine.

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