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Un altro capannone con alloggi abusivi: il racconto del blitz

Tre uomini, alla vista delle divise, hanno cercato di darsi alla fuga, scappando per le viette laterali.

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Un altro capannone con alloggi abusivi: il racconto del blitz.

Un altro capannone con alloggi abusivi: il racconto del blitz

BUCCINASCO – Una mamma, sui 25 anni, spinge il passeggino con dentro un bambino che avrà tre, quattro anni al massimo. Urla disperato, lei cerca di calmarlo.

Il racconto del bliz

Intervengono due agenti della polizia locale, che cercano di rassicurare il bambino con un sorriso. Perché né lui né la mamma parlano una parola di italiano, si esprimono a gesti, la ragazza usa il telefono come traduttore. Una delle agenti prova ad accompagnarla in cortile, per far prendere un po’ di aria al bambino. La rassicura, le sta vicino, mentre i colleghi sono impegnati nell’ispezione all’interno della ditta, dove il comandante della polizia locale Matteo Lai coordina i suoi uomini, supportati dagli agenti di Corsico e Assago.

Un’azione sinergica ha fatto la differenza

Al loro fianco, i carabinieri della Compagnia di Corsico e del Nucleo ispettorato del lavoro. Tante divise, tante macchine per un blitz dove la differenza l’ha fatta la sinergia tra forze dell’ordine e tecnici del Servizio urbanistica ed Edilizia del Comune che giravano per i due capannoni appuntando tutte le irregolarità, gli abusi, le preoccupazioni a partire da quel bambino nel passeggino, che viveva in un ambiente privo della minima condizione igienica e di sicurezza, in capannoni dove di giorno si lavora e di sera si dorme, dove gli operati, tutti cinesi, vivono.

Sequestro e sgombero

Con gli stendini aperti in cortile, tra colle e rifiuti, dove ci sono appesi i vestiti anche dei bambini. Letti, resti di cibo, abbigliamento: dati oggettivi che hanno fatto scattare il sequestro di uno dei due capannoni, sigillato per approfondire i controlli. Per l’altro capannone (uno al civico 9 e l’altro al 10 di via Calatafimi) il sindaco Rino Pruiti ha firmato un’ordinanza di sgombero immediato e di ripristino delle condizioni originali della ditta, togliendo gli abusi e i posti letto, dove i lavoratori dormivano dopo una giornata trascorsa a confezionare borse e accessori di pelle e grembiuli.

Il commento del sindaco

Ma l’operazione, iniziata questa mattina, non è ancora finita. Un lavoro impegnativo per le forze dell’ordine, che hanno dovuto identificare tutti i lavoratori, per i tecnici di Ats, impegnati nell’ispezione delle ditte, e per il personale del Comune, che ha trascorso ore con la cartellina in mano per appuntare ogni dettaglio. “Una sinergia che ancora una volta si è dimostrata vincente – commenta il sindaco Rino Pruiti –. Questa situazione critica, i capannoni che vengono utilizzati come dormitori, è stata riscontrata lo scorso anno con il primo caso venuto alla luce grazie a segnalazioni e dati incrociati dagli uffici. Da allora gli accertamenti sono stati intensificati, tanto da mettere in luce altri casi. Di certo non ci fermiamo qui: il rispetto della legalità è fondamentale e vale per tutti. Non è tollerato alcun tipo di abuso o di mancato rispetto della legge e dei regolamenti comunali. L’attenzione è massima, poi, se si riscontra la presenza di minori in luoghi considerati insicuri”.

Il bilancio dell’operazione

A preoccupare, infatti, sono proprio i giochi e gli abiti di bambini trovati nelle ditte: presenze inequivocabili che lì dentro oltre a lavorarci gli operai ci vivono. Il bilancio dell’operazione di questa mattina è pesante: una ventina i lavoratori trovati all’interno dei capannoni, di cui undici irregolari e cinque clandestini che sono stati portati in Questura per tutti gli accertamenti. Tre uomini, alla vista delle divise, hanno cercato di darsi alla fuga, scappando per le viette laterali. Ma gli agenti della polizia locale sono riusciti a bloccarli, sbarrando la strada.

Quale la regia?

Non finisce qui. Le operazioni sono ancora in corso per fare luce su ogni aspetto di questa preoccupante situazione e soprattutto per cercare di capire quale sia la regia alle spalle di uno sfruttamento di donne e uomini, costretti a lavorare e vivere in condizioni precarie. Per ora, l’unico filo conduttore tra le sei aziende finite nel mirino dei controlli è chi le segue per le questioni burocratiche: un commercialista, italiano.

FG

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