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Addio a Barbi e Massi: “La vostra vita è stata un dono per noi” – FOTO

Si sono svolti oggi i funerali dei due ragazzi morti in Canada ad agosto

barbi e massi

Addio a Barbi e Massi: “La vostra vita è stata un dono per noi”.

Addio a Barbi e Massi: “La vostra vita è stata un dono per noi”

BUCCINASCO – Oggi a Buccinasco doveva piovere. Già dal mattino, le nuvole minacciavano acqua. Il cielo era grigio, non un raggio di sole. Doveva piovere. Che è il tempo che si addice per i funerali, quelli pieni di gente, quelli brutti, dei giovani.

Massimiliano e Barbara

Barbara Barbera e Massimiliano Mazzoleni avevano 40 anni. Lei li aveva compiuti il 18 agosto. Il giorno dopo è morta, in Canada. Un incidente stradale: l’auto dove viaggiava con l’amico ha centrato un autobus. E sono morti lì, insieme, in un istante. Per rivederli, parenti e amici hanno dovuto aspettare quasi un mese. Le burocrazie che rendono ancora più atroci i lutti.

L’ultimo saluto

Nella chiesa di via Marzabotto erano insieme, Barbi e Massi. Nella navata centrale, piena di fiori. Intorno, 300 persone, forse di più: non si riusciva a contare, a vedere la fine di una folla immensa. E fa riflettere, pensare che quando c’è così tanta gente a un funerale significa che chi è morto un ricordo lo ha lasciato. Ne hanno lasciati tanti negli amici, Barbi e Massi. Quelli che sono saliti sull’altare, che hanno rivissuto i momenti di “una vita piena, un dono. Quello che voi due state facendo a noi. Ve ne siete andati, ed è tutto vuoto. Ma pensandoci bene tutto questo vuoto non c’è: guardate questa chiesa, amici, è piena, per voi. Di voi”.

Le parole del Don

Il sacerdote è giovane, sale sul pulpito e sembra un coetaneo della folla davanti a lui. Forse anche per questo sceglie le parole più giuste. “Ora dobbiamo fare due cose: la prima è piangere, perché ci mancano. La seconda è custodire il fiore che hanno piantato con le loro vite piene che rimangono per noi un esempio di come bisogna vivere. Una vita piena non può finire. Rimane. Erano due ragazzi con occhi pieni di mondo, che sapevano godere della bellezza, che sapevano cercarla. Con il cuore pieno di attenzione per gli altri, con le mani indaffarate, per essere vicini a tutti. Una vita così è una potenza”.

Il ricordo degli amici

Aiutare gli altri, era nello spirito dei due giovani. Barbara faceva anche la volontaria alla Croce Rossa di Buccinasco: i suoi compagni erano lì, con gli occhi bagnati, i singhiozzi e gli abbracci. Il coro ha suonato l’Hallelujah di Jeff Buckley, poi le note del Sound of Silence. E gli occhi di chi aveva ricacciato dentro le lacrime hanno iniziato a luccicare. Poi, le parole di un amico, e la chiesa si è riempita della pioggia che doveva cadere a Buccinasco, ma che non scendeva, neanche una goccia. Era tutta dentro la chiesa, piena di lacrime. “Ho scelto due parole per descrivere Barbi e Massi. Per te, amica mia, è empatia. La forza con cui riuscivi a entrare nel profondo, nel bisogno di una persona, con spontaneità e delicatezza. Massi, per te è determinazione. Perché nonostante la vita ti abbia riservato calci e pugni, tu hai resistito, ti rialzavi. Per prenderti in giro ti dicevamo che eri proprio sardo, duro, testardo. Ti ricordi quando ti sei ammalato, anni fa. Ma tu invece di abbatterti sei rinato, sei diventato un atleta, con costanza, con forza”. Barbara dagli occhi profondi e il sorriso grande, era come un fiore. “Una stella alpina – racconta l’amico di sempre –. Un fiore che non è appariscente, non è sfacciato. È fiero, elegante, forte, perché nasce su terreni ostili, ma è delicato e raro e quando te lo trovi davanti ne rimani meravigliato, ti senti fortunato di aver trovato un fiore così raro. Chissà se stai ridendo, Barbi, ora che ti sto paragonando a un fiore di montagna, tu che soffrivi di vertigini, ma che eri venuta lo stesso a fare quel corso di alpinismo con noi, “così stiamo insieme”, avevi detto”.

Una sofferenza inconsolabile

Solo singhiozzi in una chiesa enorme, ma troppo piccola per contenere tutta quella gente. Tutto quel dolore. Per i genitori di Massimiliano, per quelli di Barbara. Il papà fuori dalla chiesa affondava la fronte nelle spalle di chi lo abbracciava stretto. La mamma teneva tra le mani la foto dei due ragazzi. Non l’ha lasciata un istante. La sorella, il nipotino di Barbara, baciavano tutti. Il bene immenso tutto dentro quel dolore. La solitudine e quello che chi ha figli teme per tutta la vita: vederli morire. E sopravvive giorno dopo giorno in una sofferenza inconsolabile. Ci provano gli amici di Barbi e Massi, parlando ai genitori: “Magari un piatto di pasta ce lo veniamo a mangiare a casa vostra”. Qualcuno mette sulla bara di Barbara e sull’urna di Massimiliano un ultimo fiore. “Siete stati così – dicono gli amici –, un fiore che avete piantato insieme, che è cresciuto troppo poco. Un fiore che significa una vita piena, da vivere tutta. L’avete fatto germogliare, quel fiore che ci insegna a vivere come avete vissuto voi. Ora tocca a noi prendercene cura. E se ogni tanto vedete che ci disperiamo e ci dimentichiamo l’acqua, fate piovere un po’”. Doveva piovere a Buccinasco. Ma forse le lacrime di tutto il dolore del mondo erano abbastanza, per oggi. La messa è finita, la chiesa si svuota. Sono tutti fuori sul sagrato, per salutarli l’ultima volta. Il cielo si apre, e dal grigio delle nuvole piene di acqua esce un raggio di sole.

Francesca Grillo

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