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Tumore al polmone in primo piano: l’IEO di Milano ai vertici in Italia

Il carcinoma al polmone gode di cattiva fama perchè generalmente scoperto tardi.

tumore al polmone

Tumore al polmone in primo piano: l’IEO di Milano ai vertici in Italia.

Tumore al polmone in primo piano: l’IEO di Milano ai vertici in Italia

Solamente 1 ospedale italiano su 4 rispetta lo standard minimo per volume d’interventi. Su https://www.d oveecomemicuro.it/ la classifica dei centri più performanti per numero di operazioni per tumore maligno al polmone (fonte dati: PNE 2017). Al 1° posto c’è l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO), seguito dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dall’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, dal Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia e dall’Ospedale San Raffaele di Milano. Sceglie di farsi curare nella Regione il 97,5% dei residenti

Ancora troppi ospedali fanno volumi eccessivamente bassi

Ancora troppi ospedali fanno volumi eccessivamente bassi di attività per quanto riguarda il tumore al polmone. Solo il 27% raggiunge i 100 interventi annui fissati come standard minimo di riferimento nazionale: soglia peraltro ritoccata nell’edizione 2017 del PNE (Programma Nazionale Esiti di Agenas) e portata da 150 operazioni a 100. “Il volume d’interventi è un parametro misurabile che può avere un importante impatto sugli esiti delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di https://www.doveecomemicuro .it/. “Agenas – l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – lo monitora per conto del Ministero della Salute, insieme ad altri indicatori come la mortalità a 30 giorni dall’operazione: i dati confermano che esiste un’associazione tra alto numero di interventi e risultati favorevoli”. “L’esperienza accumulata è importante specialmente in caso di operazioni chirurgiche complesse”, precisa Erino Angelo Rendina, Ordinario di Chirurgia Toracica presso la Sapienza Università di Roma e Direttore Chirurgia Toracica Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea di Roma, che chiosa: “Gli ospedali che fanno volumi eccessivamente bassi andrebbero disincentivati”. Ma quante sono e come sono distribuite le strutture che trattano questo carcinoma nel nostro Paese?

Fotografia della realtà italiana

Le strutture italiane pubbliche o private accreditate che eseguono l’intervento per tumore al polmone sono 147: il 54% si trova al nord, il 19% al centro e il 27% al sud. Della totalità degli interventi, il 56% è stato effettuato al nord, il 27% al centro e il 18% al sud.

Pochissimi rispettano gli standard

Il valore di riferimento ministeriale minimo di 100 interventi l’anno è raggiunto dal 27% dei centri: il 59% si trova al nord, il 33% al centro e l’8% al sud. Quanto alla mortalità a 30 giorni dall’intervento, la soglia massima stabilita è 0,5%. Le strutture che rispettano entrambi i valori di riferimento sono 7, pari al 5%.

I dati sulla diffusione

Nel sesso maschile, il tumore al polmone è il carcinoma più diffuso a livello planetario. In quello femminile, invece, è 2° per incidenza dopo il cancro al seno.
In base ai dati Aiom-Airtum ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 33 mila persone per questa neoplasia e vengono fatte 110 nuove diagnosi in media al giorno. “Le statistiche mostrano, nell’ultimo ventennio, un costante aumento di incidenza. Ma l’incremento, in anni recenti, ha riguardato più le donne che gli uomini. Non vi è dubbio che alla base di questa impennata vi sia l’abitudine al fumo, in crescita nella popolazione femminile. La sua responsabilità è ormai nota da molti anni, così come l’impatto dell’inquinamento atmosferico nelle città occidentali industrializzate. Più difficile è dimostrare scientificamente il rapporto di causa-effetto tra il fumo passivo e l’insorgenza del carcinoma, per la discontinuità dell’esposizione”, dice Erino Rendina.

Prevenzione possibile: chi deve sottoporsi a un controllo e quando?

“Detto il ‘Big killer’, il carcinoma al polmone deve la sua cattiva fama al fatto che, essendo asintomatico nelle fasi iniziali, viene generalmente scoperto tardi”, spiega Rendina. Il 60% delle diagnosi arriva quando la malattia è in uno stadio avanzato e la via della chirurgia radicale non è più un’opzione. Ad oggi, in Italia, non ci sono esami di screening coperti dal Sistema Sanitario Nazionale che contrastino questo tumore. Lo strumento più efficace è la TC toracica a basso dosaggio, un esame che negli Stati Uniti viene offerto gratuitamente a tutti i grandi fumatori ed ex fumatori.
“La raccomandazione per i più a rischio di sviluppare la neoplasia – cioè i fumatori con più di 40 anni – è di eseguire controlli TC con scadenza semestrale o annuale. Questo test, anche ripetuto, non comporta rischi per la salute e permette di identificare i carcinomi quando sono ancora operabili e guaribili”, dice l’esperto.

Come si arriva alla diagnosi

“Il percorso inizia, in genere, con una prima visita dal medico di medicina generale per poi proseguire con un consulto dello specialista (pneumologo, oncologo o radiologo). Per arrivare alla diagnosi e capire a quale stadio si trova la malattia, si può ricorrere a diversi esami: oltre alla TC, la broncoscopia, la biopsia associata all’esame istologico, la radiografia del torace, la Pet, la scintigrafia polmonare e la Risonanza Magnetica”, spiega Erino Rendina.

Quali i trattamenti indicati

“La chirurgia, in assenza di metastasi o di un rischio operatorio eccessivo per il paziente, è sempre il trattamento di prima scelta. Chemioterapia, radioterapia, terapia biologica e target therapy possono, invece, essere utilizzate prima dell’intervento – come terapia neoadiuvante – per ridurre la massa tumorale e rendere il carcinoma operabile, o successivamente – come terapia adiuvante – per prevenire il rischio di recidiva” , spiega l’esperto.
L’immunoterapia rappresenta la nuova frontiera per il trattamento del tumore al polmone non operabile. “Vi si ricorre in presenza di una molecola chiamata PDL1. In alcuni studi clinici giunti all’ultima fase di sperimentazione è adoperata anche come terapia neoadiuvante o adiuvante, prima o dopo l’intervento chirurgico”.

Come scegliere l’ospedale?

Per operare un confronto tra le strutture è sufficiente inserire nel “cerca” la parola chiave prescelta, ad esempio ”polmone” o “tumore maligno al polmone” e selezionare la voce che interessa tra quelle suggerite. In cima alla pagina dei risultati compariranno i centri ordinati per numero di interventi, per vicinanza o in base ad altri criteri selezionabili.
Il semaforo verde indica il rispetto della soglia ministeriale mentre una barra di scorrimento mostra il posizionamento delle singole strutture nel panorama nazionale. La valutazione viene fatta considerando indicatori istituzionali di qualità come i volumi di attività (dati validati e diffusi dal PNE). È possibile anche inserire nel “cerca” una specifica visita o esame (TC tomografia computerizzata del torace, scintigrafia polmonare, ecc…) o un determinato intervento (resezione segmentale del polmone, cioè l’asportazione di un segmento di polmone, lobectomia del polmone, cioè l’asportazione di un intero lobo di polmone, ecc…), quindi restringere il campo alla regione o alla città di appartenenza. Per filtrare ulteriormente i risultati, basta spuntare le caselle della colonnina in basso a sinistra relative, ad esempio, alle certificazioni.

CLASSIFICA REGIONALE (Fonte PNE 2017)

Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano questo tipo di intervento sono 33. Le 5 strutture che in Lombardia effettuano un maggior numero di interventi sono:

IEO – Istituto Europeo di Oncologia di Milano (n° interventi: 449) PRIMO IN ITALIA
Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (n° interventi: 398) TERZO IN ITALIA
Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI) (n° interventi: 306) QUINTO IN ITALIA
Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia (n° interventi: 230)
Ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato di Milano (n° interventi: 181)
Il 27% delle strutture rispetta il valore di riferimento di minimo 100 interventi l’anno.

L’Ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato di Milano e l’Ospedale San Gerardo di Monza (n° interventi: 101) oltre a vantare alti volumi di interventi rispettano i valori di riferimento in termini di percentuale di mortalità a 30 giorni dal ricovero (che deve mantenersi inferiore allo 0,5%), rispettivamente dello 0,48% e dello 0,5%.

Sono le uniche due strutture che in Lombardia rispettano entrambi i valori di riferimento in termini di volumi di interventi e di bassa mortalità, pari al 6% del totale delle strutture che effettua questo tipo di intervento.

Il 2,5% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.

Il 97,5% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.

Il 29,1% di interventi eseguiti su non residenti.

Redazione

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