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Trenta birre che hanno fatto la storia della birra

S’intitola “Birre” l’ultimo libro dello scrittore, giornalista e beerwriter Maurizio Maestrelli.

Trenta birre

S’intitola in maniera forse non così originale “Birre” l’ultimo libro del collega Maurizio Maestrelli (Tam Editore). Ma è nel sottotitolo, in realtà, che scoverete il nocciolo dell’opera: “Trenta birre che hanno fatto la storia della birra”.

La presentazione al Pub Matricola

Il lancio del lavoro dello scrittore, giornalista e beerwriter (oltre che giudice in concorsi internazionali come World Beer Cup, Brussels Beer Challenge e European Beer Star e ideatore, con la moglie e collega Valentina Brambilla, della Milano Beer Week) s’è tenuta recentemente allo storico Matricola Pub di Milano.

Curiosa la nota di presentazione:

In trenta etichette la prova che Dio ci vuole beneAVVERTENZE: Birre non è un libro su come si fa la birra in casa. Non raccoglie ricette alla birra. Non prevede recensioni e voti, non racconta nemmeno la storia della birra.

E ancora, direttamente dalle labbra dell’autore:

“Ho voluto piuttosto narrare, in trenta ‘pillole’, altrettante birre che hanno fatto la storia della birra e ne rappresentano, il più obiettivamente possibile, la sua incredibile ricchezza e diversità”.

Trenta racconti legati a trenta birre

Insomma, con uno stile leggero e agile, a tratti ironico benché fedele alla verità, questi trenta racconti cercano di avvicinare il maggior numero possibile di persone alla bevanda alcolica più popolare al mondo.

E in effetti Maurizio Maestrelli è probabilmente la più autorevole penna italiana del settore e vi dimostrerà che c’è molto da scoprire. Ah, un’altra avvertenza… Tam è una casa editrice che propone “piccoli libri eccellenti”, propone solo libri di carta, e “si comprano dove dovrebbero essere comprati tutti i libri di questo mondo: in libreria”.

E ora alcuni estratti della presentazione a cura dell’autore.

La genesi del libro

…ovvero, galeotto fu il libro sui cocktail di un altro collega giornalista. Ma ce ne sarà un altro sulla birra italiana? Potrebbe… e potrebbe non parlare necessariamente di artigianali (“Motivo per cui potrebbe diventare la mia tomba…”).

La moda birraria del momento (che resiste)

…ovvero, le onnipresenti IPA, birre luppolate e agrumate d’ispirazione americana. Una moda che resiste ormai da anni, nonostante tutto.

E tutto ciò che resta da sapere

…ovvero, le birre “acide“, le italianissime IGA con uva, l’incontro con il birraio star di Mikkeller e… le donne e la birra.

E ora le trenta birre scelte

(e su BarGiornale.it potete trovare anche tutte le foto in un pezzo a cura di Rodolfo Guarnieri)

1) Aecht Schlenkerla Rauchbier (Bamberga, Baviera)
birra forte a bassa fermentazione (6,5% alc, 20 Ibu), bock affumicata.
2) Alaskan Smoked Porter (Alaska, Usa)
birra ad alta fermentazione (6,5% alc), affumicata e amara (45 Ibu).
3) Anchor Steam (California, Usa)
birra ale ad alta fermentazione (6,5% alc), ambrata e amara (37 Ibu).
4) Arrogant Bastard Ale (California, Usa)
birra ambrata ad alta fermentazione (7,2% alc), american strong ale.
5) Augustiner Edelstoff (Baviera)
birra chiara maltata a bassa fermentazione (5,6% alc, 17 Ibu), export lager.
6) Berliner Kindl (Berlino)
birra chiara pils a bassa fermentazione (4,8% alc, 25 Ibu).
7) De Dolle Stille Nacht (Fiandre, Belgio)
birra ambrata dolce ad alta fermentazione (12% alc) tipica natalizia, belgian strong ale.
8) Dom Kölsch (Colonia, Renania)
birra chiara dorata ad alta fermentazione (4,8% alc).
9) Duvel (Belgio)
birra dorata ad alta fermentazione (8,5% alc), belgian golden ale.
10) Gose Original Leipziger Bayernischer Banhof (Sassonia)
birra dorata leggermente salata, mix con frumento 50% (4,6% alc).
11) Guinness Irish Stout (Dublino, Irlanda)
birra scura maltata e amara (5% alc, 45 Ibu), distribuita da Diageo Italia.
12) Heineken (Olanda)
birra chiara, pale lager, moderatamente amara (5% alc, 23 Ibu).
13) Hoegaarden (Fiandre, Belgio)
birra di frumento, witbier (5% alc, 15 Ibu).
14) Lambic Gueze Cantillon (Belgio)
birra dorata a fermentazione spontanea, mix malto d’orzo e frumento, mix di annate diverse di Lambic (5% alc, 30 Ibu).
15) Liefmans Goudenband (Belgio)
birra ramata, mix di birre ad alta fermentazione e a fermentazione naturale (8% alc, 9 Ibu).
16) Mikkeller Beer Geek Breakfast (Danimarca)
Birra scura stout, gusto amaro e caffettoso (7,5% alc, 115 Ibu).
17) Orval (Vallonia, Belgio)
birra dorata ad alta fermentazione, trappista, pale ale (6,2% alc, 36 Ibu).
18) Oude Geuze Drie Fonteinen (Belgio)
birra acidula, mix di tre annate diverse di lambic (6% alc, 12 Ibu).
19) Pilsner Urquell (Repubblica Ceka)
birra chiara a bassa fermentazione, ben luppolata (4,4% alc, 40 Ibu).
20) Pliny The Elder (California, Usa)
birra ambrata Double Ipa (8 % alc, 95 Ibu).
21) Punk Ipa Brewdog (Scozia)
birra chiara luppolata (5,6% alc, 45 Ibu).
22) Rodenbach Grand Cru (Belgio)
birra rossa acidula a fermentazione mista, 2/3 maturata in botti di rovere (6% alc, 35 Ibu).
23) Saison Dupont (Vallonia, Belgio)
birra dorata, gusto secco e amarognolo (6,5% alc, 35 Ibu).
24) Samuel Smith Oatmeal Stout (Scozia)
birra scura, note vinose, mix malto d’orzo e farina di avena (5% alc, 32 Ibu).
25) Schneider Weisse (Baviera)
storica (1872) birra di frumento, non filtrata, non pastorizzata (5,4% alc, 14 Ibu).
26) Sierra Nevada Pale Ale (California, Usa)
birra ambrata dai riflessi dorati, ad alta fermentazione, gusto fruttato e floreale dovuto a un mix di luppoli e malti americani (5,6% alc, 38 Ibu).
27) Thomas Hardy’s Ale (Inghilterra)
birra rossa ambrata, barley wine invecchiata in botti di rovere (12,7% alc, 39 Ibu).
28) Timothy Taylor’s Landlord (Inghilterra)
classica birra ambrata pale ale, maltata e fruttata, realizzata con un malto e tre luppoli (4,3% alc, 31 Ibu).
29) Westmalle Tripel (Belgio)
birra trappista dorata, rifermentata in bottiglia (9,5% alc, 36 Ibu).
30) Westvleteren Blond (Fiandre, Belgio)
birra trappista, dorata ad alta fermentazione (5,8% alc, 41 Ibu).

 

daniele.pirola@netweek.it

 

Maurizio Maestrelli: biografia

Una penna intinta nella birra. Da più di vent’anni anni la passione si è trasformata in mestiere con centinaia di articoli e alcuni libri pubblicati. È stato il primo giornalista italiano a far parte della British Guild of Beer Writers e, nel 2006, l’italiana Unionbirrai lo ha premiato come “miglior giornalista di settore”.

Ha scritto per quasi tutte le riviste di settore e oggi collabora assiduamente con Food24 – Il Sole 24 Ore, Il Gambero Rosso, Dove, Il Mondo della Birra e ViniPlus di Lombardia. Suoi articoli sono apparsi anche su Playboy, BarGiornale, Economy e la rivista dell’Ais Lombardia ViniPlus.

Ha pubblicato diversi libri ad argomento birrario: da “Birrerie d’Italia”, Touring Club Editore, a “Birra – Un viaggio con le più note bionde e brune”, Collana I love Vino, Gambero Rosso Editore e Thomas Hardy’s Ale – The Story, The Legend.

Ha contribuito alla sezione italiana di “1001 Beers You Must Taste Before You Die”, di Adrian Tierney-Jones, Quintessence Publishing, al libro “Baladin. La birra artigianale è tutta colpa di Teo”, di Teo Musso e Marco Drago, Edizioni Feltrinelli e a Pocket Beer Book di Stephen Beaumont e Tim Webb.

È giudice internazionale in diversi concorsi birrari: Brussels Beer Challenge, World Beer Cup, European Beer Star, Dutch Beer Challenge, Birra dell’Anno, International Beer Challenge a Londra, World Beer Idol a Praga, Mondial de la Bière.

Nel 2014, insieme a Valentina Brambilla, ha dato vita alla Milano Beer Week.

Nel 2018 ha pubblicato per la casa editrice WhiteStar “Speakeasy. I locali più segreti al mondo”, già tradotto in inglese, francese e tedesco.

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