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Sfratto RiMaflow, sarà il 28 novembre. Il lavoratori chiedono un incontro con le istituzioni

"Le istituzioni cancellano esempi straordinari nel nome della ripristinata ‘legalità’"

sfratto rimaflow

Sfratto RiMaflow, sarà il 28 novembre. Il lavoratori chiedono un incontro con le istituzioni.

Sfratto RiMaflow, sarà il 28 novembre. Il lavoratori chiedono un incontro con le istituzioni

TREZZANO SUL NAVIGLIO – il 28 novembre si avvicina. È la data in cui RiMaflow sarà costretta a sgomberare, come comunicano i lavoratori e le lavoratrici dell’ex azienda prima leader nella produzione di componenti per auto, che sei anni fa ha chiuso i battenti, lasciando a casa oltre 300 impiegati.

Cosa potrà accadere

La mattina di mercoledì 28 novembre Unicredit Leasing rischia di cancellare con la forza la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, un’esperienza di autogestione operaia e di mutualismo che in quasi sei anni ha creato dal niente e senza aiuto alcuno 120 posti di lavoro – scrivono da RiMaflow –.

Il decreto di sfratto

Il leasing caccia lavoratori e lavoratrici attraverso un decreto di sfratto nei confronti di Virum, un’immobiliare inadempiente e inesistente da anni nel sito. Il decreto del Tribunale permette di ottenere la liberazione dell’area da persone e da cose mentre le istituzioni sbandierano un’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che ha portato all’accusa infamante di RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere e all’arresto del presidente della Cooperativa Massimo Lettieri: ossia il rovescio esatto di quanto fatto in questi anni come scelta ambientalista e di contrasto della criminalità organizzata sul nostro territorio da parte di RiMaflow. Di questa inchiesta non si parla già più – proseguono dalla RiMaflow – e si concluderà forse senza neppure celebrare un processo, mentre Virum si è sciolta come neve al sole ma sembra rimanere in vita solo per essere oggetto dello sfratto.

La proposta della Prefettura

Unicredit Leasing non accetta la regolarizzazione dell’occupazione, come proposto anche dalla Prefettura di Milano per l’alto valore sociale dell’esperienza operaia di tutti questi anni, anni in cui la fabbrica sarebbe stata magari riempita di rifiuti poi dati alle fiamme, come succede ormai quotidianamente proprio in questi territori. Mentre se ciò non è avvenuto, come non è avvenuta alcuna altra conseguenza devastante di inquinamento – dati i tetti in amianto e il sottosuolo contaminato -, è proprio per la custodia del bene da parte dei lavoratori e delle lavoratrici presidianti.

“Cancellano esempi straordinari nel nome della ripristinata ‘legalità’”

Nessuna istituzione ha dato una mano a trasformare decine e decine di occasioni di lavoro informale in posti di lavoro regolari, ma decine e decine di operai e artigiani sono riusciti a regolarizzarsi proprio attraverso l’attività della Cooperativa RiMaflow colpita e messa in mora dall’inchiesta giudiziaria. Proprio come in questi giorni a Riace o al Baobab Experience di Roma le istituzioni cancellano esempi straordinari e a noi vicini di accoglienza nel nome della ripristinata ‘legalità’, così nei confronti di RiMaflow istituzioni inadempienti gioiscono della ripristinata ‘legalità’, provocando il licenziamento per la seconda volta di 120 persone e restituendo all’abbandono e al degrado 30mila metri quadri di capannoni.

Richiesto un tavolo negoziale

Noi non accettiamo questa situazione: sono migliaia le personalità, le associazioni e i movimenti anche su scala internazionale, così come i semplici cittadini che hanno manifestato solidarietà a RiMaflow e hanno chiesto e chiedono un tavolo negoziale che impedisca lo sgombero. Lo rivendicheremo fino al 28 mattina quando saremo ancora una volta tutte e tutti insieme a spiegare all’Ufficiale giudiziario le nostre ragioni e le soluzioni possibili alla controversia. RiMaflow deve continuare a vivere e vivrà”.

FG

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