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Imprenditoria femminile e voglia di riscatto: nasce la sartoria sociale a Cesano

Un progetto di cui ci racconta l'assessore Mara Rubichi e le responsabili della cooperativa SunnCoop Giacinta Genovese e Elize Haggiag.

sartoria sociale

Imprenditoria femminile e voglia di riscatto: nasce la sartoria sociale a Cesano.

Imprenditoria femminile e voglia di riscatto: nasce la sartoria sociale a Cesano

CESANO BOSCONE – “Sono le donne che cambiano la società”. Adele spinge una carrozzina, poi tira fuori un biscotto dalla borsa e lo dà a un altro bambino che corre e gioca con la palla. Un’altra signora a una bambina di neanche tre anni allunga il succo di frutta. C’è un esercito di nonne che curano i bambini, “come se fossero nostri nipoti”, perché in realtà non c’è rapporto di parentela tra queste nonne pensionate e quei bambini, “ma è come se lo fossero, sono la nostra seconda famiglia”, dice in coro un gruppetto di donne, chinate su una macchina fustellatrice per ritagliare cuori di stoffa.

La sartoria sociale

Sono le donne che partecipano al corso di cucito, la prima esperienza per avviare un progetto ambizioso, una sartoria sociale, dove “donne che attraversano momenti di difficoltà possono trovare un luogo dove sviluppare competenze e ritrovare anche forza e autostima in ciò che fanno e che possono fare”, spiega Mara Rubichi, assessore al Welfare e prima sostenitrice di un progetto che piace. A lei, alle responsabili della cooperativa SunnCoop che lo seguono (Giacinta Genovese e Elize Haggiag in prima linea), ma piace soprattutto alle donne che possono trovare il modo di riscattarsi socialmente.

Una speranza, insomma.

Tante sono straniere, ma non tutte. Le porte sono aperte a chiunque abbia bisogno di mettersi alla prova e imparare una competenza, un mestiere. E quello di sarta è sempre più richiesto e facile da imparare, almeno per chi ha voglia di fare e desidero di riuscire. Un progetto finanziato dal Comune che si avvale non solo delle brave volontarie della SunnCoop ma anche delle nonne di Auser che si prendono cura dei bambini mentre le mamme seguono le lezioni di cucito e quelle di italiano. Perché la difficoltà maggiore per queste donne che arrivano soprattutto dall’Egitto è superare l’ostacolo della lingua.

Una spinta al cambiamento

Alcune sono qui da tanti anni e non hanno mai avuto la possibilità di seguire un corso di italiano. Ma ora la spinta per cambiare viene proprio da loro, dalla voglia di riscatto sociale. “La cosa più bella è sentirle dire che grazie a questi progetti non hanno più vergogna di camminare per strada, come se fossero estranee, e non si sentono più emarginate. Qualcuna ci ha detto: ora non siamo più invisibili”, dicono le volontarie. Un progetto che parla di imprenditoria femminile e integrazione, per tante donne che vivono situazioni critiche ma che hanno voglia di farcela. Per la famiglia, certo. Ma soprattutto per se stesse.

Francesca Grillo  

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