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Colori, parole e progetti: la Giornata dell’inclusione è un successo FOTO

Ognuno con il proprio “colore”, la propria unicità, la propria storia e la propria vita.

Giornata dell'inclusione

Colori, parole e progetti: la Giornata dell’inclusione è un successo.

Colori, parole e progetti: la Giornata dell’inclusione è un successo

BUCCIANSCO – Li avevano spacciati come colori ad acqua, di quelli che vanno via con un colpo di spugna. Un sacco di colori. Quelli che hanno riempito quindici metri di striscione bianco. Sopra, la scritta: nessuno resti indietro. Che è lo slogan di una giornata dedicata all’inclusione. I bambini, i ragazzi, ma anche gli adulti, si sono sporcati le mani di quel colore, per lasciare un segno sotto quella frase. Nessuno resti indietro. Poi, con le stesse mani colorate, hanno lasciato l’impronta su maglie bianche. Un segno, simbolo della presenza.

Come a dire, io c’ero.

La prima Giornata dell’inclusione di Buccinasco è, appunto, solo la prima. Solo il primo passo di quello che ha tutto i contorni (colorati) per diventare appuntamento fisso. Gli esperti, quelli che hanno a che fare tutti i giorni con la lotta all’integrazione, c’erano tutti. Don Gino Rigoldi, di Comunità Nuova onlus, don Virginio Colmegna, di Fondazione Casa della carità, don Massimo Mapelli, di Caritas Ambrosiana. Alessandro Giungi, consigliere comunale di Milano con esperienza in progetti di integrazione. “Gli individualismi non servono. Qui bisogna fare rete”.

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Rete, gruppo, squadra.

Sono i concetti da cui parte il vero senso del fare integrazione, inclusione. E non pensate solo al campo sinti e ai profughi del progetto Sprar. Inclusione significa anche povertà, disagio sociale, disabilità. Significa stare insieme. Fermarsi e ascoltare. Sono tanti i progetti dell’Amministrazione sul tema. I consiglieri Martina Villa, Luisa Pezzenati e Matteo Carbonera ne hanno parlato a lungo, commentando il “successo di un primo passo verso un’idea più grande, superando i confini politici e ideologici”, hanno detto.

Valorizzare le realtà del territorio

“Durante i tavoli di lavoro – quelli organizzati dopo il convegno in Cascina Robbiolo con gli esperti – sono venuti fuori soprattutto suggerimenti, consigli. Per esempio, il fatto che molte persone che sono in difficoltà non sanno immediatamente a chi rivolgersi: dobbiamo valorizzare di più le tante realtà che abbiamo sul territorio”, ha detto Pezzenati. Valeria Bombino, altra consigliera, ha evidenziato come l’inclusione vada di pari passo con l’aspetto sociale e da qui l’esigenza di “fare rete”.

Prendersi cura dell’umano

Lo hanno ripetuto tutti, anche il sindaco Rino Pruiti, che ha evidenziato come “spesso lo Stato non ci dà strumenti adatti per affrontare determinate situazioni. Per questo fare gruppo diventa fondamentale. Bisogna prendersi cura dell’umano. Idee e azioni non possono essere disgiunte. Oggi facciamo il primo passo”. Che è un primo passo strano. Perché affinché nessuno resti indietro, bisogna fermarsi almeno un istante. Ma è solo per prendere la rincorsa e saltare ancora più in là, insieme.

Un mare di associazioni

Tante le associazioni che hanno preso parte alla festa: ognuno con il proprio contributo, hanno portato allegria (e i Sentinelli pure la musica). I colori (quelli ad acqua che però non si levano)  li hanno portati i ragazzi di Retake Buccinasco. Quelli che di solito puliscono i muri, ma oggi hanno sporcato (ma poi hanno ripulito tutto, da bravi retaker).

L’idea delle pistoline ad acqua ha divertito tutti (e meno male che hanno poi deciso di metterci dentro solo acqua e non vernice…), ma lasciare il segno colorato su quello striscione e addosso, sulle magliette bianche, è stata la cosa che ha coinvolto davvero tutti. Scriccioli alti mezzo metro, bambini con il fazzolettone degli scout, ragazzi già adulti.

Tutti, insieme.

Ognuno con il proprio “colore”, la propria unicità, la propria storia e la propria vita. Singolarmente, questi ragazzi rappresentavano un po’ i colori che i retaker hanno messo sulle loro mani, per lasciare il segno. Presi singolarmente, i colori erano belli, certo. Ma insieme, tutti insieme, si sa cosa creano: l’arcobaleno. Quei colori, sulle mani, finiti poi sulle braccia e sulle spalle, erano il simbolo che insieme si crea qualcosa di unico. Li hanno spacciati per lavabili, che si toglievano via, a festa finita. Ma qualche traccia è rimasta. E non è poi così male.

Francesca Grillo

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