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Aggressione Trezzano: i figli dell’anziana abbracciano il loro eroe

“Se non ci fosse stato lui…non so come avremmo fatto. La mamma sarebbe morta”.

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Aggressione Trezzano: i figli dell’anziana abbracciano il loro eroe.

Aggressione Trezzano: i figli dell’anziana abbracciano il loro eroe

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Si sono incontrati e si sono abbracciati, finalmente. Appena hanno appreso la notizia che un uomo aveva salvato la vita alla loro mamma, i figli della pensionata di 80 anni aggredita dieci giorni fa in via Leonardo Da Vinci hanno dato subito la caccia al loro eroe. Si è messo a fare da intermediario il sindaco Fabio Bottero e i tre si sono potuti incontrare e abbracciare. Emozionati, tuttora scossi per una vicenda che non ha ancora i contorni chiari.

L’aggressione di 15 giorni fa

Una 66enne ha aggredito alle spalle l’anziana, senza motivo apparente. Diceva che la perseguitava: ora è ricoverata al reparto di psichiatria, con una convalida dell’arresto sulle spalle. L’anziana invece è tornata a casa, dove trascorre la convalescenza.

Le condizioni della signora

“Si sta riprendendo piano piano, ma un po’ per l’età e un po’ per lo choc che ancora vive, il percorso sarà lungo e doloroso”, raccontano Roberto e Giorgio Buzi, i figli della pensionata che stava passeggiando “come ogni giorno, lo stesso giro”, spiegano, su via Leonardo Da Vinci.

Le parole commosse dei figli

“A un tratto dice di aver sentito un colpo alle spalle, poi altri in sequenza. Ha avuto paura di morire”, dicono emozionati. Per fortuna c’era Stefano Giuliano Romano, l’agente della polizia penitenziaria che è intervenuto subito per disarmare la 66enne. “Se non ci fosse stato lui…non so come avremmo fatto. La mamma sarebbe morta”, si commuovono i figli che ci hanno tenuto a ringraziare ancora l’eroe.

Un amico a cui essere riconoscenti a vita

“Non mi sento speciale, ho solo agito con i miei 22 anni di esperienza. Non sono un eroe”, commenta modesto Stefano che è arrivato all’incontro organizzato nell’ufficio del sindaco Bottero accompagnato dalla famiglia e dal sottufficiale sovrintendente della penitenziaria, Bernardo Arba. Per una strana coincidenza del destino, uno dei figli della signora aggredita conosceva già il suo eroe: entrambi nel campo della pallavolo, uno come allenatore, l’altro come dirigente sportivo, si erano incontrati più volte sui campi da gioco. “Non lo avevo riconosciuto subito – ammette uno dei figli –, ho capito solo dopo che era lui il nostro eroe. Un amico, a cui essere riconoscenti a vita”.

Francesca Grillo

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